Il caso delle adozioni a distanza di
Balaka (Malawi)
di Chiara Carminati
tratto da "L'Apostolo di Maria" -
marzo 2006
Il progetto di adozione a distanza di Balaka è nato
per intervenire e arginare il numero crescente di bambini orfani a causa
dell'AIDS. Nel distretto di Balaka, dove la discendenza è prevalentemente
matrilineare, sono i familiari del lato materno che si prendono cura degli
orfani, in particolare le zie e le nonne talvolta molto anziane. Tuttavia il
sempre crescente numero delle morti per AIDS, lasciando senza famiglia milioni
di orfani, mette in crisi il sistema di solidarietà della famiglia allargata.
Basti pensare che il numero di bambini orfani in Malawi, su una popolazione di
circa 12 milioni di persone, è stimato dal governo intorno agli 800.000.
Attraverso l'adozione a distanza i Padri Monfortani della missione di Balaka
vogliono cercare di dare un sostegno concreto agli orfani e alle loro famiglie
per aiutare la famiglia allargata ad essere consapevole dei bisogni e delle
necessità del singolo bambino.
Una relazione mancata
L'adozione a distanza si differenzia dalle altre forme di solidarietà perché
permette al sostenitore di sapere a chi è destinato l'aiuto. Per il sostenitore
la fotografia dell'adottato non solo permette di avere un riscontro oggettivo di
come viene impiegato il denaro donato, ma altresì, conoscere il proprio adottato
attraverso la fotografia implica anche un coinvolgimento emotivo e soddisfa la
necessità del sostenitore di offrire amore. Il desiderio di offrire amore a un
bambino, quello di sentirsi suoi genitori, sostenerlo e accompagnarlo nella
crescita, sono le principali motivazioni che chi decide di adottare a distanza
esplicita.
Tuttavia questo atteggiamento lo porta a sviluppare una forma di attaccamento e
di possesso nei confronti dell'adottato. Se da una parte il sostenitore adotta a
distanza per il desiderio di incontrarsi, come dice Lévinas, con il volto
dell'Altro, dall'altra parte una relazione con l'Altro, con il povero e con lo
straniero, l'adozione a distanza non riesce a garantirla. Piuttosto, l'invio di
fotografie, lettere o disegni, è semplicemente uno strumento di cui dispone
l'associazione per testimoniare che la realtà sulla quale si interviene esiste
davvero e non è un'invenzione. Dalle lettere che i sostenitori hanno inviato
all'ufficio di Balaka e dagli atteggiamenti messi in atto da parte di chi si è
recato in Malawi per incontrare il proprio adottato, emerge la tendenza a
considerare il bambino come isolato dal suo ambiente e dalle sue relazioni
sociali. Il sostenitore, concependo il bambino come parte della propria
famiglia, non "vede" (consciamente o inconsciamente) i familiari dell'adottato.
L'attenzione del sostenitore è esclusivamente incentrata sul bambino. I
beneficiari da soggetti portatori di storie e di relazioni sociali singolari
diventano oggetti isolati dal proprio contesto. E la fotografia diventa un
cimelio per poter dire "io ho un bambino in Africa che sta crescendo grazie a
me".
Tuttavia, questo modo di concepire l'adozione a distanza si discosta degli
obiettivi del progetto: intervenire, attraverso un sostegno alla comunità locale
e alle famiglie, per contrastare la problematica del crescente numero di bambini
orfani. Questi due diversi punti di vista emergono anche dal tipo di
informazioni richieste dai sostenitori e dal tipo di informazioni che ricevono.
Da una parte i sostenitori vorrebbero avere maggiori notizie sull'adottato per
sentirsi più vicini e conoscere il destinatario del denaro devoluto. Si tratta
quindi di richieste di informazioni "calde" e personalizzate. Questo tipo di
informazioni (come la fotografia, il disegno, il rapporto scolastico) consente
al sostenitore di esercitare una forma di controllo sull'impiego del denaro
devoluto. Al tempo stesso, la personalizzazione delle informazioni fa sentire il
sostenitore coinvolto, riconosciuto e gratificato per l'impegno intrapreso.
D'altro canto, l'associazione, ed in particolare il referente locale che deve
fare i conti con altre priorità, non sono in grado di garantire una relazione di
questo genere fra sostenitore e beneficiario perché ciò richiederebbe un elevato
dispendio di energie in termini di costi e di lavoro. Il referente locale
gestisce un progetto che coinvolge migliaia di persone e quotidianamente deve
fare i conti con priorità più urgenti. Anche far scrivere una lettera al bambino
richiede un notevole impiego di risorse, senza contare che la maggior parte dei
bambini non sa ancora scrivere, scrive con difficoltà e non è abituata a
intrattenere un rapporto epistolare. Associazione e referente locale tendono a
comunicare notizie "fredde", standardizzate, che non riguardano il singolo
adottato; notizie che possano offrire al lettore informazioni sul progetto e
sulla vita degli orfani, sulla politica e sulla vita sociale e culturale del
Malawi. Un'informazione che vuole rendere partecipi i sostenitori dell'intera
realtà del Malawi. I sostenitori, inoltre, vorrebbero fare di più per il proprio
adottato. L'invio di pacchi personalizzati è una delle risposte destinate a
"salvare" il proprio bambino dalla povertà, dalla fame e dalla miseria. I
sostenitori sono gratificati dall'idea che una persona possa crescere grazie al
loro aiuto. Questa emozione deriva dal senso di appagamento che si prova a "fare
del bene". Pensando di dare al bambino tutto ciò che non ha (in termini di
affetto e beni materiali) il sostenitore prova soddisfazione: un sentimento che
nasce dal fatto di sentirsi importanti per qualcuno.
Ai beneficiari, grati di tanta generosità, non resta che esplodere in canti e
danze di ringraziamento.
La pratica di inviare pacchi e regali per il proprio adottato dà vita a
disparità e disuguaglianza di trattamento tra i beneficiari del progetto. Si
crea così un gruppo di bambini "più fortunati" perché i loro sostenitori inviano
pacchi o donazioni personalizzate; e un gruppo di bambini "meno fortunati"
perché il caso ha voluto abbinarli a sostenitori che non ritengono necessario
avere una relazione personalizzata con il proprio adottato. Tale problema è
riconosciuto anche dai beneficiari del sostegno. Il rischio è che l'orfano, già
considerato marginale nella società perchè privo di genitori, venga accolto
nella famiglia allargata unicamente per questioni economiche. Per questo è
compito dei referenti locali accertarsi che il bambino non venga considerato
come fonte di reddito e che il sostegno che la famiglia riceve venga utilizzato
correttamente per sostenere nella crescita il bambino orfano e l'intero nucleo
familiare. Se da una parte il referente locale cerca di evitare che l'adozione a
distanza sia considerata come un business, la pratica di inviare pacchi e regali
per il "proprio" bambino contribuisce a creare disparità e disuguaglianze
all'interno del gruppo degli adottati.
I referenti locali, per cercare di indirizzare al meglio le energie e le risorse
dei sostenitori, in alternativa al pacco per il bambino, hanno lanciato l'idea
di regalare una bicicletta acquistata in Malawi al proprio adottato e alla sua
famiglia. La bici è un mezzo di trasporto molto importante in Malawi: permette
di percorrere le distanze in modo più veloce, inoltre permette di trasportare
con più facilità il legname e le merci da vendere o comprare al mercato. La
risposta dei sostenitori a questo appello è stata molto positiva. Regalare una
bici è stata una grande occasione per dare ai beneficiari dell'adozione a
distanza l'opportunità di incrementare la loro economia locale e familiare.
Lo scarto esistente fra quella che è la realtà locale dei beneficiari e quello
che è l'immaginario dei sostenitori genera prassi che rispondono a logiche non
sempre coerenti tra loro. I tentativi da parte dell'associazione e dei referenti
locali sono quelli di cercare di ridurre questo scarto.
L'Africa rifiuta di aderire al concetto riduttivo e asfittico della ricchezza e
della povertà come esclusivamente riferito ai beni economici.
L'idea di un continente passivo in attesa degli aiuti provenienti dall'Europa
non valorizza i poveri dell'Africa. Il criterio economicistico oscura le
"Afriche" della cultura, della musica, della letteratura, dell'arte e dei valori
antropologici. Gli africani intendono recarsi all'appuntamento dell'universale
con le mani piene, pronti a dare e ricevere. Tuttavia la logica della dipendenza
e del¬1'assistenzialismo degli aiuti elude il "rendez-vous" del dare e ricevere
auspicato dal poeta senegalese Léopold S. Sen-ghor. Le prassi generate dalle
adozioni a distanza rispondono a logiche non sempre coerenti tra loro. Chi
adotta a distanza lo fa perché è sensibile a certe tematiche relative ai
rapporti tra Nord e Sud del mondo. Tuttavia, l'unilateralità degli aiuti, più
che creare una nuova sensibilità, elude la dimensione del dono.