E’ ormai tradizione che, in occasione della Giornata
missionaria mondiale, il nostro gruppo missionario parrocchiale, nel suo intento
di animazione missionaria della comunità, in aggiunta all’appello che rivolge a
tutte le Messe, appronti anche un apposito giornalino per aiutare la riflessione
sui temi e sulle urgenze della missione “ad gentes”. E la tradizione vuole anche
che questo giornalino si apra con un articolo del Parroco che, oltre ad essere
il primo responsabile dell’animazione missionaria della comunità, è anche
l’assistente spirituale dello stesso gruppo missionario.
Nei trenta anni di servizio pastorale in questa parrocchia ho avuto occasione di
presentare i più diversi aspetti della nostra missionarietà, per cui potrei
correre il rischio di ripetermi. A scongiurare questo rischio, mi viene in aiuto
il tema che il Papa stesso sceglie e illustra con un suo articolato messaggio
per ogni giornata missionaria.
Il tema di quest’anno 2007 è “Tutte le chiese per tutto il mondo”. Cosa vuol
dire? Che la missione non è più a senso unico, dall’occidente all’oriente o dal
nord al sud del mondo, cioè dai paesi di antica tradizione cristiana verso
quelli in cui la Chiesa non è stata ancora piantata, ma la missione compete a
ogni chiesa, sia essa di antica o di recente tradizione, nei confronti di tutta
l’umanità, di tutto il mondo.
Questo tema è stato scelto dal Papa perché quest’anno ricorre il cinquantenario
dell’enciclica di Pio XII “Fidei donum”, del 1957, che ha tracciato uno statuto
di collaborazione tra le chiese, per cui molte chiese locali hanno inviato ad
altre chiese locali, che ne avevano particolarmente bisogno, dei propri
sacerdoti diocesani come missionari che si mettessero a disposizione dei vescovi
locali, pur mantenendo l’incardinazione, cioè l’appartenenza ecclesiale e
giuridica alla chiesa madre che li aveva mandati.
E’ questa la logica dello “scambio dei doni” tra le chiese, che ha prodotto
molti frutti in questo cinquantennio.
Anche noi, ormai siamo abituati a vedere preti di colore, o comunque non
italiani, che esercitano il ministero sacerdotale nelle nostre parrocchie. In
alcune diocesi questi sacerdoti che vengono da lontano sono molto abbondanti e
arrivano a sfiorare quasi la metà dell’intero presbiterio diocesano. Si sta
avverando, così, ciò che solo qualche decina di anni fa sembrava una battuta:
“Verranno dall’Africa, dall’Asia e dall’America latina ad evangelizzare la
cattolicissima Europa”.
In termini concreti questo ci fa toccare con mano che il Vangelo non è
appannaggio né dell’occidente, né dell’oriente, non appartiene a nessuna cultura
ma si “incultura” in ogni civiltà e, inoltre, che la Chiesa è missionaria per
essenza, per cui da ogni chiesa, in qualunque parte del mondo si trovi, partono
i missionari per annunciare dovunque il Vangelo.
In questo contesto teologico viviamo anche la nostra relazione con le missioni
del Malawi con cui siamo gemellati. Si tratta di una condivisione e di uno
scambio di doni: noi diamo qualcosa, ma riceviamo anche qualcosa, magari di più
prezioso, come la freschezza della fede di quelle popolazioni che, con gioia,
nonostante la povertà, cantano le lodi del Signore e infondono nuovo sangue e
nuovo entusiasmo nelle nostre arterie decrepite.
A tutti l’augurio di trarre profitto da questa giornata per formare nella nostra
parrocchia di S. Monica una comunità sempre più ministeriale e sempre più
missionaria.
Mons. Giovanni Falbo, Parroco
Dopo sei anni di assenza dal Malawi, ( escludo il
breve viaggio di aprile offertomi dai Giovani di “Ostia per l’Africa”) era ovvio
che avessi desiderio di rivedere tanti altri luoghi da me frequentati negli anni
passati. Insieme a mia moglie siamo riusciti a visitare alcune missioni, altre,
purtroppo, no; sia per mancanza di tempo che per i molti impegni dei missionari
che non sempre sono riusciti a soddisfare i nostri desideri. Posso dire , però,
che ho girato in lungo e in largo la Parrocchia di Balaka in tutti i suoi
villaggi; e questi sono veramente tanti ed ognuno lontano dall’altro
nell’immensa savana.
La nostra amica Ethel è sempre stata disponibile ad accompagnarci dove le
abbiamo chiesto. Ha avuto il permesso del missionario e abbiamo potuto visitare
alcune famiglie di orfani in zone veramente impervie. Ci siamo così resiconto di
quanta strada debbono fare gli orfani quella volta al mese che ricevono la rata
inviata dai loro adottanti. Questo fatto ci ha maggiormente convinti che ognuno
di loro ha necessità di una bicicletta; specialmente quelli che vivono nelle
zone più lontane sia dal centro di raccolta che dalla scuola. Mi sono fatto fare
da Ethel un elenco dei villaggi più remoti per farmi mediatore affinché le
famiglie italiane di questi bambini siano disposte a donare un’ “una tantum” di
60 euro perché il loro bambino o la loro bambina possano raggiungere più
facilmente le località lontane.
A proposito di biciclette, devo dire che in Malawi, come si dice da noi, di
“necessità si fa virtù”. A Balaka e nei dintorni, ma anche in altre zone a sud
che è il territorio ritenuto più povero, le bici fanno lavorare tanta gente,
soprattutto i giovani. Lungo le strade ci sono vari parcheggi in cui fanno
mostra numerose biciclette pronte a far da taxi a chi lo richiede. Il sedile
posteriore, imbottito magari di qualche straccio per renderlo più morbido, è
messo a disposizione dell’eventuale passeggero. Ognuno ha la licenza e paga al
Governo la tassa annuale richiesta.
Elenco qui il nome dei villaggi che Ethel mi ha consigliato e che ognuno può
vedere sulla cartina che potrete trovare sul nostro sito internet dopo aver
letto sulla scheda il nome del villaggio abitato dal vostro adottato: Misu, Mwae,
Makuta, Pyoli, Kapandatsitsi, Ammonitsute, Khuisa, Chmwalire, Sawali,
Chiyendausiku.
Sessanta Euro “una tantum” non faranno impoverire nessuno di noi e speriamo che
tutti saremo d’accordo per rifornire tutti i nostri ragazzi adottati di una
bicicletta in qualsiasi villaggio abitino anche se non lontano dalla scuola. Per
i malawiani, anche se adulti, la bicicletta è l’unico mezzo di trasporto che si
possono permettere e sopra di essa portano a volte montagne di legna, carbone,
cesti e, all’occorrenza, qualche capretta o altri animali legati dietro. Vi
assicuro che quella bicicletta fabbricata dagli indiani del Malawi è veramente
robusta e costa poco.
Assicuro a tutti una cosa: Ethel, al momento della consegna della bicicletta al
ragazzo, lo fotograferà e ci invierà la foto che noi consegneremo a voi.
Visitando la Missione di Ulongwe gestita da Suor Serafina di Bergamo ho potuto
notare che esiste una sorta di piccolissima scuola che viene usata come asilo
per i più piccoli (sono 350 bambini) Non hanno banchi né sedie. La suora ha
preparato un progetto per la costruzione di un asilo dove questi piccoli possano
liberamente giocare tra di loro ed anche… riuscire a mangiare un po’ a colazione
e a pranzo dato che tanti sono poverissimi e, magari, non hanno spesso a casa
nulla da mangiare all’infuori di qualche cucchiaio di polenta. La costruzione
dell’asilo dovrebbe costare intorno agli 80.000 euro. 20.000 euro la suora mi ha
detto che già li ha, infatti ha comprato il primo materiale per iniziare i
lavori. Noi dell’Associazione “Seconda Linea Missionaria” ci siamo presi
l’impegno di dare una mano a suor Serafina delle Suore Sacramentine di Ulongwe.
Le daremo quello che riusciremo a raccogliere. C’è qualcuno che vuole aiutarci?
Chi desidera saperne di più potrà scrivere al mio indirizzo e-mail che troverete
qui in una di queste pagine o telefonarmi direttamente a casa oppure venire in
sede secondo i nostri orari.
Gli asili, in realtà, aiutano molto i bambini perché , a differenza di quelli
che non lo frequentano, arrivano più preparati alle elementari ed è più facile
per loro riuscire a studiare meglio.
In Malawi le prime tre classi elementari sono quasi tutte senza banchi ed i
bambini, quando riescono a scrivere, siedono per terra. Come si possono far
sedere 120 ragazzi in una classe se non per terra? E come si può scrivere seduti
per terra? E’ questo il motivo per cui la nostra associazione cerca di
finanziare il più possibile la costruzione di scuole ed asili preferendoli ad
altre iniziative anche necessarie.
Un esempio. Noi abbiamo fatto costruire la scuola primaria S. Agostino da appena
4 anni. Visitandola il mese scorso la preside mi ha fatto vedere due classi di
studenti fuori della scuola seduti per terra. Servono almeno altre due aule. Da
un lato questo dispiace però dall’altro ci fa gioire perché significa che più
ragazzi frequentano la scuola e questo non può che portare buoni frutti per la
crescita del Paese. Inoltre, in questi ultimi anni, si stanno costruendo nella
Missione di Balaka altri 4 grandi asili che ospiteranno complessivamente circa
2.000 bambini che sicuramente, anche durante le carestie che potrebbero venire,
non moriranno di fame; perché questi asili, come quelli creati da noi, saranno
sovvenzionati dai vari gruppi che li hanno costruiti.
Carissimi genitori delle adozioni,
recentemente abbiamo ricevuto la documentazione di fine adozione per 57 adottati
e l’abbiamo inviata agli interessati.
La festa di fine adozione (send off) segna l’invio alla vita perché i ragazzi e
le ragazze sono diventati grandi e, grazie a chi li ha aiutati, possono
affrontare la vita con tanta fiducia e autonomamente.
Durante la festa del SEND OFF agli adottati viene assicurato l’aiuto, in caso di
bisogno, da parte dei missionari e ricevono una busta con 100 euro per iniziare
il nuovo cammino, una Bibbia, una pentola ed una zappa (100 euro non sono pochi
se pensate che lo stipendio medio di chi lavora è di 20 euro).
Il miracolo dell’adozione si è compiuto, è la conquista di un domani diverso.
Agli adottati il missionario dice: “l’amore che avete ricevuto ora donatelo,
fate della vostra vita un segno di generosità, di condivisione e amore.”
Siamo fiduciosi che il vuoto lasciato da chi ha terminato l’adozione verrà
presto colmato con una nuova adozione perché sono ancora tanti i bambini e le
bambine che aspettano il nostro aiuto.
Ancora una volta ci scusiamo se non sempre possiamo soddisfare il vostro più che
giusto desiderio di avere notizie frequenti dei vostri figli africani.
I mezzi a disposizione dell’ufficio adozioni di Balaka sono sempre molto ridotti
e….l’Africa è molto lontana!!
Speriamo che con i nuovi computer che abbiamo inviato si possa avere uno scambio
di informazioni più efficace in modo di garantirvi notizie aggiornate sui vostri
bambini.
Grazie per tutto quello che avete fatto e che continuerete a fare.
Il nostro gruppo ha avuto la gioia, in
queste ultime settimane, di cominciare un’esperienza nuova, un vero e proprio
rinnovamento che vedrà fiorire nella vocazione missionaria della “seconda linea”
un gruppo di giovani che hanno deciso di donare parte del loro tempo alle nostre
iniziative.
Si tratta allo stato attuale di 7-8 ragazzi che hanno cominciato a riunirsi
insieme a Paolo, uno dei nostri membri, nella nostra sede il mercoledì sera alle
ore 18 per cominciare a mettere a fuoco un cammino di formazione che porterà a
breve all’azione solidale e alla testimonianza. I giovani che vogliamo
presentare in questa giornata missionaria hanno deciso subito di aderire al
progetto relativo alla fornitura di biciclette per i nostri orfani e hanno
voluto intitolare il progetto per il quale cominceranno a lavorare “Una
bicicletta per la vita”.
Chi volesse aderire alla sezione giovanile di “Seconda Linea Missionaria” può
venire direttamente in sede il mercoledì alle 18.
Chiediamo a tutti di sostenerci con la preghiera in questa nuova ed
entusiasmante avventura.
Ottobre è il mese missionario per eccellenza. La
giornata missionaria mondiale, che si celebra la penultima domenica del mese,
è il culmine di tutto un impegno di preghiera, di sensibilizzazione e di
raccolta per la missione ad extra. Il nostro gruppo missionario parrocchiale,
che da tanti anni anima con intelligenza, generosità e dedizione lo spirito e
le iniziative missionarie della nostra comunità, è impegnato in prima persona
nell’opera di evangelizzazione e promozione umana dei fratelli lontani, che
vivono spesso in condizioni di grande povertà e sofferenza, e tiene
particolarmente presente la diocesi di Mangochi in Malawi con cui la nostra
parrocchia è gemellata.
Questo impegno encomiabile nasce dalla carità teologale, cioè dall’amore di
Dio che vediamo riflesso nel volto nei fratelli, soprattutto dei più
bisognosi. Certo, nel mondo ci sono tanti che, a prescindere dalla fede, si
dedicano al bene degli altri e fanno delle opere meravigliose: queste sono
sostenute dall’amore umano che si chiama filantropia, ma trovano un limite
nella risposta negativa dei destinatari, perché, secondo la semplice ragione
umana, sarebbe assurdo beneficare chi ti fa del male. L’amore cristiano,
invece, che è espressione della virtù teologale della carità, non ha limiti,
perché si estende anche al nemico. E questo è dono di Dio, che si impetra
nella preghiera e cresce armoniosamente con la grazia di Dio, cioè con la vita
divina, la santità che si alimenta con l’Eucaristia e i sacramenti.
La Chiesa, infatti, è per natura sua missionaria. Ma la missionarietà
autentica non è semplice filantropia, bensì nasce da una dimensione di fede, è
la coerenza stessa della fede. L’evangelizzazione, cioè il lieto annuncio da
cui nasce la fede, non è fatta alla persona concepita astrattamente, ma nella
sua globalità di spirito e di materia. Non si può predicare ignorando i
problemi concreti della persona. Per questo l’evangelizzazione si accompagna
sempre alla promozione umana, nell’aspetto della salute, dell’istruzione, del
cibo e di quanto è necessario alla vita. Su questo tema si è celebrato il
primo convegno della Chiesa italiana, quello di Roma del 1976. In questo mese
si celebra a Verona dal 16 al 20 Ottobre il quarto convegno ecclesiale sul
tema “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”: il cristiano che
evangelizza diffonde attorno a sé questa speranza teologale, che è certezza di
salvezza e di positività basata sulla redenzione operata dal Signore. In
questo modo si completano i precedenti convegni, oltre a quello di Roma del
1976 (Evangelizzazione e promozione umana), quello di Loreto del 1985
(Riconciliazione) e quello di Palermo del 1995 (la Carità). Il leitmotiv di
queste importanti assise ecclesiali è sempre il partire dall’interno della
Chiesa, cioè dalla comunione, per compiere la missione di testimonianza.
Questo significa che non ci può essere vera missione senza comunione: le due
dimensioni essenziali della Chiesa, la comunione e la missione, sono
complementari e vanno di pari passo.
L’ideale che ci siamo dati come parrocchia, di divenire sempre più una
comunità tutta ministeriale e tutta missionaria, risponde a questa logica. La
ministerialità è il porsi di ciascuno a servizio degli altri impegnando i doni
ricevuti per la costruzione dell’unico Corpo mistico di Cristo, cioè della
comunione. E’ indispensabile vivere la vita della comunità, alimentarsi alla
preghiera comune, all’Eucaristia, ai sacramenti, altrimenti la missionarietà
non è più l’opera che Cristo ci ha comandato di svolgere, ma qualcosa di
puramente umano che si esaurisce nell’efficienza e nell’esteriorità e non
agisce nella dimensione soprannaturale che è propria della Chiesa.
A tutti l’augurio di un buon Ottobre missionario, crescendo nella comunione
per una missionarietà sempre più autentica.
Cari Amici e simpatizzanti delle Missioni,
siamo già alla Giornata Missionaria Mondiale dell’Anno 2006. Un altro anno sta
per finire: abbiamo fatto poco? abbiamo fatto molto? Non lo so; queste sono
stime che solo il Padrone di tutte le cose sa fare. Noi abbiamo cercato di
fare del nostro meglio; la gente che ci ha aiutato credo che abbia fatto
quanto poteva; l’essenziale è che noi “ ce l’abbiamo messa tutta”, come si usa
dire. A fine gennaio, in occasione della “Giornata Mondiale dei Malati di
Lebbra”, come siamo soliti fare, tireremo le somme di quello che il Signore ci
ha permesso di raccogliere in questo 2006 e vi informeremo di tutto.
Il programma che ci proponiamo di attuare per il prossimo anno è veramente
impegnativo. Le necessità in Malawi sono davvero tante e di conseguenza anche
i progetti dei missionari sono molti.
Balaka, grazie al Missionario-Parroco P. Mario Pacifici sta veramente
diventando una città. Le scuole di vario grado continuano a crescere di
numero; i progetti di P. Piergiorgio Gamba aumentano.
Ma si tratta di cose veramente importanti per il progresso di quelle
popolazioni.
Come si può dire di no al progetto di P. Gamba di stampare libri perché gli
studenti di tutte le scuole del Malawi di ogni ordine e grado possano
conoscere le strategie per proteggersi dall’HIV.- AIDS che sta distruggendo la
popolazione giovane del Paese? Lo Stato non ha soldi per farlo ed allora i
Missionari, come all’occorrenza fanno in tutti i paesi poveri del cosiddetto
“Terzo Mondo”, bussano alle nostre porte sperando di trovare un aiuto in
queste enormi difficoltà.
E come rispondere “no” all’iniziativa, sempre di P. Piergiorgio, della
“promozione della donna” perché abbia i diritti che le spettano nei vari campi
culturali, civili e politici?
Questo progetto nasce da un’analisi approfondita dei bisogni della donna in
Malawi, ancora vittima di vere e proprie forme di violenza non solo fisica ma
anche psicologica.
Il progetto vuole dare inizio alle attività di un Centro di Accoglienza ed
Emancipazione a Balaka gestito dal CWO (Catholic Women Organisation) che
sostenga l’azione della comunità locale in forma di volontariato nei confronti
della popolazione femminile rappresentata da tutti i “Credo religiosi”.
Nel Centro sono previsti:
- spazi di formazione professionale (scuola di cucito, scuola di erboristeria
tradizionale, apprendimento di tecniche di coltivazione e conservazione di
alimenti).
- Attività generatrici di reddito: agricoltura tradizionale, orticoltura,
allevamento, macinatura del mais al mulino e noleggio del trattore.
- Un convitto per l’accoglienza delle ragazze che vivono situazioni familiari
difficili o che abbiano subito violenze e di studentesse provenienti dai
villaggi che frequentano la scuola secondaria di Balaka.
-
L’associazione CWO opera in tutto il Paese; nel 1985 è stata riconosciuta a
livello statale e nel gennaio 2004 lo statuto è stato approvato dalla
Conferenza Episcopale del Malawi..
Di questi due progetti abbiamo gli originali e se qualcuno fosse interessato a
dare una mano, ci scriva che glieli invieremo.
Il nostro amico Padre Joseph Kimu ci chiede l’acqua per i bambini dell’asilo
di Mangochi.
E’ un bell’asilo, che ospita alcune centinaia di bambini poveri, che con
enormi sacrifici don Joseph ha costruito qualche anno fa. Serve un pozzo.
Sempre a P. Kimu servono macchine da cucire per le mamme di quei bambini
dell’asilo che hanno la speranza di imparare il mestiere di sarta per poter
nutrire i loro figli in buona parte senza papà. Non costano tanto le macchine
da cucire indiane là… Ma ne servono tante… E ancora, quante necessità!!....
Con le “adozioni a distanza” siamo al dodicesimo anno e già oltre 200 ex
bambini hanno trovato la loro strada di adulti.. Chi ha terminato gli studi,
chi si è sposato, chi ha imparato un mestiere e trovato lavoro. Ma di questo
vi parlerà il responsabile Piero Rolleri che ha varie cose da dire in un’altra
parte del giornale. Spero che non si dimentichi di raccomandare un certo
ordine nelle date dei pagamenti delle rate annuali… Sapeste i salti mortali
che debbono fare i missionari perché non manchi il necessario al bambino
quando non gli arriva il denaro dell’adozione … E purtroppo, a volte qualcuno
si dimentica di avere un altro figlio in Africa che può aver fame…
I lavori per la costruzione del poliambulatorio e del Centro per la cura della
malnutrizione dei bambini di Kapandatsitsi sono iniziati. Sono già in arrivo
in Malawi i due containers partiti qualche mese fa da Livorno col materiale
occorrente introvabile in Malawi o molto più caro che in Italia. Ricordo che
questo progetto lo stiamo attuando insieme all’Associazione Missionaria
“Pangono Pangono” - Onlus di Rosignano Solway (Livorno), e con la
partecipazione del “Rotary Club” della Riviera dei Cedri (Cosenza) che
provvederà all’arredamento del poliambulatorio. Il tutto dovrebbe essere
pronto per la prossima primavera.
Ecco, amici, questo è quanto volevo e dovevo dirvi per portarvi a conoscenza
di ciò che insieme, soprattutto con l’aiuto di molti di voi, si riesce a fare.
Sono certo che il Signore benedirà voi e le vostre famiglie per l’amore che
manifestate verso questi fratelli tanto più poveri di noi. Tanti di voi vivono
lontani da Ostia, alcuni addirittura all’estero; eppure, attraverso noi
arrivate ad aiutare tanti fratelli della lontana Africa; tanti bambini da voi
“adottati a distanza” sopravvivono grazie a voi. Come non pensare alle Signore
italiane in servizio nelle città nordiche della Comunità Europea che
organizzano mostre-vendita per aiutare le iniziative della nostra associazione
in Malawi? E come non essere grati alle Signore del “Gruppo Oltre…” della
nostra Comunità che ha voluto inviare in Malawi il guadagno delle vendite dei
loro lavoretti effettuati durante l’anno?
E il “Gruppo di Preghiera” che si riunisce ogni mercoledì della settimana
nella Cappellina del Santissimo Sacramento della nostra Chiesa che, oltre a
pregare, dà la propria offerta in denaro per le necessità più impellenti dei
più poveri del Terzo Mondo? Quanto aiuto in tutti questi anni hanno donato ai
poveri del Malawi queste quaranta signore circa con il loro obolo settimanale!
Mi sono forse fatto vincere dal sentimentalismo; ero quasi pronto a
ringraziare oltre a loro voi tutti per quanto ci permettete di fare. Ma che
vale il mio “grazie” quando c’è quello di Nostro Signore? Ecco, io posso dirvi
solamente che pregherò e farò pregare perché il “grazie” di Cristo porti su
voi e sulle vostre famiglie una pioggia di grazie e di benedizioni.
Ci sono voluti tanti anni perché la presenza delle
donne nella società del Malawi acquisisse una legittimazione e diventasse una
sfida a cui non sottrarsi. Gli incontri, le discussioni hanno preso tempo ma
hanno permesso che fosse la loro voce a emergere e le loro idee a delinearsi
in un progetto che vuole dare alla donna la possibilità di riconquistarsi lo
spazio di libertà finora negata.
Il centro che verrà realizzato costituirà innanzitutto un luogo di incontro e
di condivisione per offrire sostegno alle persone più a rischio. Sarà una
struttura per la formazione delle ragazze che dia loro la possibilità di
imparare un mestiere e acquisire una alfabetizzazione funzionale alla gestione
di attività economiche. Allo stesso tempo permetterà iniziative che assicurano
un guadagno da reinvestire nelle attività di formazione, di aiuto per ragazze
madri e conduzione dell'associazione stessa. L'ostello pensato per il centro
darà accoglienza alle ragazze dei villaggi che intendono frequentare la scuola
e sono alla ricerca di un alloggio
All'ombra degli alberi che una volta incutevano paura c'era un campo che
nessuno voleva. Qui sta nascendo il progetto degli angeli. Un ostello, una
sala di incontri, una biblioteca e dei laboratori per insegnare mestieri utili
alla vita di ogni giorno.
La realizzazione del Centro è programmata in modo graduale in base alle
donazioni ricevute che verranno tutte devolute alla messa in opera della
struttura. Il sostegno di tanti amici e gruppi missionari hanno permesso di
iniziare.
Per costruire l'ostello, creare la biblioteca, scavare un pozzo che dia acqua
a sufficienza, permettere l'allaccio alla linea elettrica, comperare un
trattore e realizzare il mulino che assicurino un guadagno, le donne del
Malawi chiedono anche il tuo sostegno, una gara di generosità che permetta
loro di sentirsi accompagnate nel sogno di una vita più libera e dignitosa.
Forse non ce ne rendiamo conto, ma l’Africa è ai
nostri confini… al di là del piccolo Mar Mediterraneo.
Possiamo rimanere indifferenti ai suoi grandi problemi? Non sarà vantaggioso
per l’Europa “investire” per “invertire” l’impoverimento del continente?
L’Africa è considerato un continente alla deriva, guerre, carestie e malattie.
Ed è invece un continente con mille culture differenti e una enorme
potenzialità umana che possono aiutare l’Occidente. L’Africa non è fatalmente
consegnata alla violenza; è anche una terra dove sbocciano in maniera costante
iniziative di pace, di conciliazione e di dialogo.
L’Africa è un continente “trascurato”. Se nel 2004 circa 300.000 africani sono
stati uccisi dalle guerre, nello stesso anno l’AIDS ne ha falciati 3.000.000.
La scarsa volontà politica, gli interessi economici, l’inesistenza di una
politica di prevenzione e sensibilizzazione, sono i fattori che rendono
possibile questo genocidio.
La Chiesa guarda con ottimismo a questo continente e invita con insistenza i
messaggeri di Cristo a prendere il largo con coraggio e a gettare le reti per
la pesca.
I Missionari Monfortani hanno ascoltato questo invito sin dal 1901 quando
fondarono la loro prima missione africana in Malawi.
Il Malawi è un piccolo paese nel cuore dell’Africa racchiuso tra Tanzania,
Mozambico e Zambia. Con una estensione di circa un terzo dell’Italia e una
popolazione di circa 11 milioni di abitanti. Con l’avvento della democrazia
nel 1994 il paese ha sperimentato nuovi valori, la libertà di espressione ha
iniziato ad essere una realtà. Tuttavia troppi sono i fattori che hanno reso
fragile questa nuova esperienza. La salute è minacciata da vecchie e nuove
malattie: la malaria è ancora la causa primaria di mortalità e l’AIDS
determina la morte di 80.000 persone ogni anno. Il numero degli orfani fa
paura, nelle scuole primarie sono il 20% degli alunni. La scuola primaria è
gratuita ma non ci sono i mezzi per sostenerla; non ci sono aule e materiale
scolastico, c’è un solo testo ogni cinque studenti, non ci sono maestri e si è
costretti a formare classi di cento bambini.
La gente del Malawi è laboriosa e la mancanza di impiego la porta a cercare
lavoro nelle piantagioni dello Zimbabwe, a sua volta provato dalla devastante
crisi politica che conosciamo, o nelle miniere del Sud Africa dove sta
crescendo un clima di violenza paurosa.
In questo clima di emergenza perenne, la situazione delle carceri diventa un
appello importante. I dodicimila carcerati rinchiusi nelle 27 prigioni del
paese meritano di essere ascoltati perché il loro grido non si perda nel
deserto della povertà e a volta della disperazione. Ultimamente è stato
avviato un programma di aiuto che vuole dare speranza ai giovani, molti dei
quali ancora in attesa di giudizio. La colpa da scontare è spesso il furto,
che in un paese poverissimo spesso significa sopravvivenza. In alcune carceri
sono state aperte delle piccole biblioteche ed è stato avviato un progetto di
scuole per dare la possibilità di terminare gli studi e preparare un futuro a
cui aggrapparsi quando la pena sarà scontata. Dare la possibilità di imparare
è il modo migliore per vincere la noia del carcere che spesso rischia di
essere scuola di violenza.
L’Africa, il Malawi hanno bisogno di essere conosciuti di più. Per aiutarli a
crescere nelle loro identità e attraverso il loro stesso impegno.
Padre Piergiorgio Gamba (Sintesi tratta da “L’Apostolo di Maria”, mensile dei
Missionari Monfortani)
Quest’anno, al mio rientro in Italia, ho sentito
la necessità di scrivervi per aggiornarvi un po’ sul mio, anzi sul nostro,
lavoro in Africa.
Fino ad ora con l’aiuto di tanti e del Signore siamo riusciti a fare dei
progressi importanti e decisamente costruttivi: l’aumento dei pazienti in
trattamento, come ho già scritto precedentemente, è stata una cosa positiva;
altra cosa che è andata a buon fine è il risultato dell’intervento di Marita,
la bimba operata al cuore nel maggio scorso e che partirà in questo mese di
ottobre insieme con me. E’ cresciuta di peso e finalmente può giocare come
tutti i bambini della sua età. Il professore che l’ha operata è disposto ad
operare altri bambini se ce ne fosse la necessità ed in febbraio o marzo verrà
con me in Malawi per valutare direttamente eventuali casi futuri; in realtà ho
già visto una bambina orfana adottata dal Gruppo di Ostia che ha gli stessi
problemi cardiaci e sta facendo gli accertamenti del caso.
Ho iniziato poi da questa estate e continueranno in futuro un giorno la
settimana le visite ai pazienti nei villaggi più lontani insieme ai volontari
dell’assistenza domiciliare; è stata un’esperienza straordinaria, non solo dal
punto di vista umano, ma anche professionale.
Ho fatto loro un incontro di una giornata centrato sul problema “educazione
sanitaria” in senso generale ed in particolare sull’HIV-AIDS. Ho consegnato
loro un libro in lingua locale con illustrazioni e descrizioni delle varie
malattie e situazioni che si presentano regolarmente con tutta una serie di
semplici ma chiare metodologie che serviranno a cambiare alcuni comportamenti
e quindi a migliorare il tipo di vita. Erano presenti in 38 e tutti sono
rimasti veramente contenti di vedere apprezzato e gratificato il loro lavoro.
Abbiamo loro offerto un bel pranzo con l’acquisto di due capre, di polenta di
mais, che abbiamo consumato tutti insieme con grande fraternità.
Voglio parlarvi adesso della mia esperienza con l’HIV-AIDS in Malawi.
Al mio arrivo in quel piccolo Paese africano, nella primavera del 2002, non si
parlava di HIV-AIDS ma solo di tubercolosi.
Dopo due mesi ho iniziato a testare tutte le persone (adulti e bambini) che
venivano in ambulatorio ed i dati risultanti erano preoccupanti.
Nel 2002 ,2003, 2004, in Africa esistevano vari progetti ma tutti si
rifacevano a due progetti capostipiti: Evinte 1 (Uganda) ed Evinte modificato
(Sud Africa).
Questi si basavano solo sulla prevenzione del passaggio del virus dalla madre
al figlio con l’uso della Nevirapina. Questi protocolli, in realtà, nel mondo
occidentale erano già stati abbandonati da qualche anno perché poco efficaci,
ma molti O.N.G. evidentemente pensavano che per l’Africa andava bene così.
Dalla primavera del 2003 ho iniziato un progetto sia di terapia rivolta alle
persone adulte e bambini affetti da AIDS, sia alla prevenzione del passaggio
madre-figlio del virus, secondo i protocolli dell’O.M.S., validi per il mondo
occidentale ricco e quindi anche per il mondo meno ricco e povero.
E’ stata cercata quindi l’eccellenza della terapia, ma io non ho inventato
nulla, ma solo applicato quei protocolli che se sono idonei per noi devono
essere, e lo sono, anche per gli africani.
In realtà, in quel periodo, in Mozambico, la Comunità di S. Egidio, iniziava
un progetto analogo.
Dalla metà del 2004, la stessa Comunità venuta a conoscenza del mio lavoro, mi
aiuta pagandomi 50 trattamenti (costo annuo di un trattamento 250 euro).
E’ in questo periodo che a Yankho (che è il nome dato al primo bambino nato
sano dopo il trattamento e che nella lingua malawiana significa “Risposta di
Dio”) ho associato il nome DREAM (nome del progetto della Comunità di S.
Egidio).
Attualmente il mio Centro è riconosciuto dal Governo del Malawi ed altri 18
centri sono stati aperti successivamente dal Governo e tutti applicano i
protocolli dell’O.M.S.
Attualmente sono 500 le persone in trattamento, donne, uomini, bambini,
famiglie, oltre a 30 bambini orfani. 50 vengono pagati dalla Comunità, 100 dal
Governo ed i rimanenti 380 sono pagati da amici e parenti che credono in
questo mio lavoro in terra d’Africa
Per dare un corpo anche futuro al progetto, oltre alla costruzione di una
maternità per donne positive ed un laboratorio, ho inviato medici ed
infermieri locali a vari corsi di aggiornamento internazionali sul problema
dell’HIV in quanto sono fermamente convinto che io sono il passato e loro sono
il futuro.
380 persone vivono grazie ai soldi che amici e parenti mi danno ogni anno per
comprare i farmaci e dovrei tremare all’idea che qualcuno possa tirarsi
indietro, ma sono sicuro che la loro generosità non si esaurirà. Una cosa mi
riempie di vergogna e di colpa, come uomo del mondo occidentale ricco,
senz’altro più ricco di loro, quando entra una giovane donna od un padre di
famiglia o un bambino malato di AIDS, ed io avendo soldi solo per 380 persone
devo rispondere “no, non posso curarti “.
A questi amici e parenti generosi il Signore dirà: “ Venite, benedetti del
Padre mio, perché Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete
e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete
vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”
(Matteo, 25)
Questa è la ricompensa dei giusti, a voi chiedo di aiutarmi a dare risposte a
chi bussa alla mia, alla vostra porta.
Carissimi tutti, è trascorso un altro anno
scolastico in Malawi e i responsabili dell’ufficio adozioni di Balaka sono al
lavoro per raccogliere le pagelle dei nostri adottati per poi inviarcele. E’
un lavoro lungo e molto impegnativo, perché non sempre gli insegnanti sono
puntuali nel preparare i risultati scolastici. Speriamo che assieme alla
“chikalata” di Natale arrivino anche le pagelle.
In quest’anno abbiamo avuto ben 120 adottati che per vari motivano
(trasferimento della famiglia in altre zone, completamento della scuola
primaria senza voglia o capacità di frequentare il secondario, ecc.) hanno
terminato l’adozione. A questi se ne aggiungeranno presto altri 30 che faranno
in questo mese la festa del “send off”. Sarà organizzato un pranzo e alla fine
verrà consegnata una Bibbia ed una zappa (una pentola per le ragazze) e
l’equivalente di € 60,00 in moneta locale. E’ una buona somma considerando che
lo stipendio medio di chi lavora è di circa € 30,00 mensili. Sono ragazzi e
ragazze che hanno terminato la scuola e che quindi possono iniziare a vivere
autonomamente mettendo a frutto quanto imparato in tutti questi anni.
Per questo, a nome di tutti coloro che operano per tenere vivo il progetto
dell’adozione a distanza, ringraziamo le famiglie che hanno sostenuto questi
ragazzi con tanta costanza, anche se spesso non abbiamo potuto accontentare il
loro desiderio di avere più notizie.
Vorremmo però che la vostra voglia di fare del bene non si esaurisse. Perchè
non adottare un altro bambino e dare anche a lui la possibilità di avere
l’istruzione e l’assistenza indispensabili per poter
affrontare il futuro con qualche speranza in più?
Abbiamo in adozione attiva 1.500 bambini e vorremmo vedere questo numero
aumentare sempre di più. Ricordiamo che dal prossimo anno il costo
dell’adozione sarà di € 205,00 sia per la scuola primaria che secondaria, come
richiesto da Padre Piergiorgio Gamba, responsabile del progetto adozioni.
Un grazie a tutti coloro che in tanti modi ci aiutano ad aiutare. Siamo sempre
a vostra disposizione nella sede dell’Associazione il lunedì ed il giovedì.
Venite a trovarci.
La legge finanziaria (Legge 23 dicembre 2005 n°266
art. 1 comma 337) ha previsto per l'anno 2006, in forma sperimentale, la
possibilità per il contribuente di destinare una quota pari al 5 per mille
dell'imposta sul redito a sostegno del volontariato. In occasione della propria
dichiarazione dei redditi ogni contribuente potrà scegliere direttamente
l'organizzazione a cui devolvere tale contributo indicando semplicemente il
codice fiscale nell'apposito spazio previsto nei modelli 730 e UNICO.
L'Associazione "Seconda Linea Missionaria" risulta tra le organizzazioni che
possono beneficiare di tale opportunità quindi non dimenticatevi, in occasione
della vostra dichiarazione dei redditi di indicare e fare indicare il codice
fiscale dell'Associazione 97236180580.
Solo le persone fisiche e non le società avranno questa importante opportunità
di contribuire al sostegno dei nostri progetti. E' da ricordare che in caso di
mancata indicazione nella dichiarazione dei redditi del codice fiscale di
un'associazione, la quota pari al 5 per mille delle imposte resterà comunque
parte delle imposte da pagare.
Esempio:
reddito imponibile di 30.000 €, imposte di circa 8000 €. Lo stato, di questi
8.000 €, comunque da pagare, darà all'Associazione "Seconda Linea Missionaria"
40€ se indicate il suo codice fiscale, in caso contrario incamererà la somma.
Cari amici,
come ogni anno ecco il riassunto di quello che siamo riusciti ad attuare col
vostro aiuto in quest'anno trascorso.
Come potete notare, è stata veramente una gara di solidarietà la risposta di
tanti al nostro appello contro la fame in Malawi. Scorrendo l'elenco noterete
a quanti Missionari abbiamo inviato il danaro raccolto a questo proposito:
oltre 15 mila euro. Ed altre offerte che continuano ad arrivare saranno subito
spedite ma andranno elencate nel riepilogo di gennaio 2007 (per esigenze di
contabilità).
Un grazie sicuramente verrà dato a tantissime famiglie da Nostro Signore per
il maggiore aiuto donato in più ai loro adottati in questo frangente. Per loro
da mangiare è assicurato ma con l'aumento iperbolico dei prezzi del granturco
a causa della carestia, con la rata mensile a loro elargita non si poteva
comprare abbastanza cibo. Ed allora, queste mamme, questi papà adottivi hanno
inviato spontaneamente un supplemento in danaro perché ai loro "figli" non
mancasse il necessario. Leggerete nel rendiconto che sono stati inviati quasi
14 mila euro (28 milioni delle vecchie lire) a tale scopo.
Credetemi, cari amici, è una grande gioia assistere a questa gara d'Amore in
un mondo pieno di egoismi e vizi vari.
Leggevo giorni fa sul giornale mensile dell'Associazione AIFO "Gli Amici dei
Lebbrosi": "Nel mondo vi sono 2 miliardi e 200 milioni di bambini. 1 miliardo
e 900 milioni vivono nei paesi poveri e circa 1 miliardo di loro abita in
famiglie che guadagnano meno di un dollaro al giorno. 400 milioni di bambini
non hanno accesso all'acqua potabile e 270 milioni non hanno accesso a servizi
sanitari. Circa 121 milioni non frequentano la scuola. La maggior parte di
loro sono bambine. Nel 2003, 10 milioni e mezzo di bambini hanno perso la vita
prima dei 5 anni. Dei 10 Paesi con il più alto indice di mortalità infantile,
9 sono africani". Tra questi Paesi c'è anche il Malawi che per povertà è
il 6°
Paese nel mondo.
Capirete, leggendo questi dati, perchè nel nostro piccolo ci sforziamo per
costruire in Malawi asili, scuole, pozzi d'acqua, ospedaletti.Noi siamo
convinti che,pur migliorando.
Quest'anno passato abbiamo per una volta impiegato il nostro impegno per un
paese diverso dal Malawi ma con esso confinante. Lo Zambia. Un missionario
anch'egli monfortano là residente nella Diocesi di Chipata, Parrocchia di
Kalichero, ci ha chiesto aiuto per costruire un ponte per favorire una
comunità di 15 mila famiglie di agricoltori che per 4-5 mesi l'anno, nel
periodo delle grandi piogge non potevano recarsi in città o, comunque in un
altro centro abitato per via di due fiumi che li isolavano da tutti. Per la
prima volta abbiamo chiesto aiuto ad un Ente Pubblico, la Regione Lazio che ha
concesso all'associazione "Seconda Linea Missionaria"un contributo di 40 mila
euro che ci verranno elargiti nei prossimi mesi. Siamo grati all'On. Bonelli,
era la somma che mancava a P. Francesco Valdameri per aiutare quella gente.
Un altro progetto molto importante sta per essere varato in comunione con il
Gruppo "Pangono...Pangono..."di Rosignano Solway"della provincia di Livorno.
Per iniziativa della Società "Rotary Club" della Calabria dovrà nascere in
Malawi - Distretto di Balaka Villaggio di Kapandatsitsi - un ambulatorio
medico al completo. Il Presidente, per telefono, ci ha detto che dovrà essere
un ambulatorio come i più completi esistenti in Italia. E poiché in quella
zona non esiste la corrente elettrica, lo forniranno anche di un generatore di
corrente. Dopo la spedizione, che avverrà tra qualche mese, andranno due
medici volontari della Calabria per organizzarlo e si fermeranno là per un
mese allo scopo di avviarlo al funzionamento.
Ovviamente, un ambulatorio ha bisogno dei locali, e a Kapandatsitsi, zona
poverissima, ci sono solo capanne e tanta gente povera e lontana circa 25
chilometri dalla parrocchia e dai ogni altro centro. Allora, d’accordo col
Gruppo di Rosignano abbiamo pensato di costruire i locali per l'ambulatorio e
un centro per bambini denutriti. Ci vorranno circa 30.000 euro (ma, quando
possiamo avere più certezze nella spesa, ve lo faremo sapere).
P. Giuseppe Cortinovis –
Missione di Balaka (Malawi)
Per l’adozione a distanza di bambini
orfani
Euro 174.925
P. Joseph Kimu – Missione di
Mangochi (Malawi)
Per l’adozione a distanza di bambini
orfani
6.421
Per costruzione scuola per la
“promozione della donna”
6.946
Suore Sacramentine-Missione di
Namwera (Malawi)
Per l’adozione a distanza di bambini
orfani
8.580
Oltre alle quote annuali che
le famiglie adottanti hanno versato per iloro bambini,
volontariamente hanno voluto aggiungere altro denaro per l’acquisto in loco
di generi alimentari ed altro
Complessivamente nelle varie
Missioni
13.998
E per l’acquisto di 35 biciclette
2.090
P. Gianni Maggioni-Missione
di Kankao (Malawi)
Per la costruzione dell’asilo per
circa 100 bambini
19.310
P. Mario Pacifici-Missione di
Balaka(Malawi)
Per l’alimentazione dei bambini
dell’asilo S. Monika e per l’ultimazione della Maternità
3.000
P. Lorenzo Pege-Missione di
Masuku (Malawi)
Per l’acquisto di mais a causa della
carestia
1.070
P. Santino Trussardi-Missione
di Namandanje (Malawi)
Per l’acquisto di mais
1.000
P. Luciano Marangon-Missione
di Ulongwe (Malawi)
Per l’acquisto di mais
1.000
P. Luigi Gritti-Ufficio
Diocesano di Mangochi (Malawi)
1.000
Per l’acquisto di mais
P. Piergiorgio Gamba -
Monfortmedia di Balaka (Malawi)
Per varie necessità missionarie
2.100
Parroco della Missione di Utale 2
(Malawi)
Per acquisto mais per i malati di
lebbra
1.000
P. Samuel Malamulo di
Mangochi (Malawi)
Per celebrazione S. Messe
400
P. Marangonyana - Parrocchia
di Mangochi (Malawi)
Per necessità parrocchiali
Fr. Maurizio Rubini della
Casa Monfortana di Balaka (Malawi)
500
Per acquisto di mais per i più
poveri
1.450
P. Fanuel Masakatira –
Parrocchia di Nsanama (Malawi)
Per celebrazione S. Messe
100
Suore Sacramentine –Missione
di Ntcheu (Malawi)
Per acquisto mais
1.000
Suore Sacramentine-Missione
di Namwera (Malawi)
1.000
Per acquisto mais
Suore Sacramentine-Missione
di Ulongwe (Malawi)
Acquisto mais per i bambini dei due
asili e altro
2.000
P. Giuseppe Cortinovis-Missione
di Balaka (Malawi)
Necessità varie
1.000
Suore Canossiane-Missione di
Nsanama (Malawi)
Acquisto mais per i due asili ed
altro
2.000
Suore delle Poverelle-Missione
di Kankao (Malawi)
Acquisto mais
1.000
Sig.ra Ilaria Allieri-volontaria
laica-Missione di Mangochi (Malawi)
Per l’acquisto di mais per i bambini
denutriti e per quelli dell’asilo
1.000
Suore delle Poverelle-Missione
di Mikoke (Malawi)
Acquisto mais ed altre necessità
2.000
P Eugenio Cucchi-Missione di
Balaka (Malawi) - qui di passaggio
Necessità varie
500
P. Francesco Valdameri-Missione
di Kalichero (Zambia)