L’Associazione “Seconda Linea Missionaria” sin dal 1972, quando ha iniziato i
rapporti con il Malawi, ha avuto come scopo principale quello di aiutare la
popolazione di quel paese per avviarla verso un certo progresso economico e
sociale.
Il Malawi è un paese molto povero, ma lo era ancora di più quando nel 1981 mi
recai là per la prima volta. E’ stato quello il periodo dei nostri finanziamenti
per la costruzione di pozzi (il più vicino a volte distava da un villaggio
quattro o cinque chilometri), di dispensari, di casette per i malati di lebbra,
di invio di vestiti e medicinali, ecc… Ora, a me pare che le iniziative per il
Malawi debbano essere un po’ rivedute. Tra gli aiuti ricevuti dall’estero e quel
poco che il Governo è riuscito a fare, un po’ di progresso tra la popolazione
del Malawi si comincia a vedere. Certo, esistono ancora i periodi di carestia in
cui la popolazione soffre veramente la fame. Di poveri ce ne sono ancora
tantissimi L’economia è, ovviamente, quella dei paesi poveri e basta una
stagione di siccità o di forti piogge perché non ci sia un raccolto
soddisfacente; ed allora è la fame!
Oggi credo che sia il momento per il Malawi in cui, come dice un proverbio
cinese, bisognerà”non dare il pesce ma insegnarglielo a pescare”. In varie zone
della diocesi di Mangochi, ormai da anni, gli sforzi maggiori li stiamo
indirizzando, in buona parte, verso la costruzione di aule scolastiche. Ne
abbiamo costruite a Mangochi, a Utale, a Kankao, a Balaka ed in tanti altri
villaggi. Nei centri più importanti di scuole primarie ve ne sono ma non in
quelli minori. E’ il caso di Matola, dove dovrebbe nascere, entro uno o due
anni, un complesso scolastico per la scuola primaria, comprensivo di otto aule,
ufficio e case per gli insegnanti, di cui abbiamo fornito il progetto per il
Cooordinamento giovanile “Ostia per l’Africa”. Altre notizie dal Malawi? Ne
avrei tante ma lo spazio è poco. I Missionari continuano a ringraziare tutti ed
a pregare per tutti. Ed alcuni di loro promettono di venirci a trovare quando
verranno in vacanza in Italia.
Un caro e fraterno saluto a tutti e…. grazie anche da parte mia per il bene che
ci permettete di fare.
Giuseppe Aragona
Presidente dell Associazione “Seconda Linea Missionaria”
Il Vangelo di Luca al capitolo 17,5-10 si apre con la preghiera degli apostoli a
Gesù "Aumenta la nostra fede". E' forse la preghiera che tutti noi dovremmo fare
in questi tempi e soprattutto io che lavoro come volontario medico in Malawi nei
distretti di Balaka - Mangochi - Machinga con i malati di HIV-AIDS.
Ci sentiremmo dire da Gesù: " Se aveste fede quanto un granellino di senape,
potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi
ascolterebbe".
Non c'è bisogno di una gran fede, sembra dire Gesù: basta una fede piccola, ma
che sia fede, ossia fede in Dio più che in qualsiasi altra cosa (carriera,
denaro, partito, clan, se stessi).
Ed io devo avere tanta fiducia in Dio perché tra donne, donne in gravidanza,
donne che hanno partorito, orfani, uomini e tre intere famiglie in trattamento
con farmaci antiretrovirali le persone in cura sono poco più di 300; fiducia che
continuerà ad essere supportata dalle preghiere e dagli aiuti economici perché
senza questi sarà impossibile non solo ampliare il numero ma anche continuare la
terapia ed io dovrò toglier la speranza di vita che è come "giustiziarli".
Ed io ho tanta fiducia in Dio quando vedo la felicità nei loro occhi e loro nei
miei quando, dopo pochi giorni dall'inizio del trattamento, avvertono che le
forze ritornano, la tosse si riduce, la febbre e la diarrea scompaiono, ma è
veramente difficile sentire accanto a me Dio quando provo il dolore e la
mortificazione nel dover dire NO ad altri.
Di questa fede ne basta un "granellino"; essa è capace di smuovere le montagne.
La verifica è indicata nella frase finale del brano evangelico "Quando avete
fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili: abbiamo
fatto quello che dovevamo fare".
Siamo chiamati a fare il nostro dovere fino in fondo ed al termine dire:" siamo
servi inutili".
Per noi abituati a rivendicare meriti e riconoscimenti, queste parole suonano
davvero strane. Eppure anche in esse può fondarsi la fiducia di un nuovo futuro
per noi, per il Malawi, per l'Africa, per il Mondo, perché noi dobbiamo fare il
possibile e solo Dio è il padrone dell'impossibile.
Dott. Carlo Spini
Medico volontario in Malawi
C'era una volta, accampata sulle sponde di un lago lungo oltre seicento
chilometri un'accozzaglia di tribù dalle origini più disparate e spesso in
guerra tra di loro. C'era una volta sugli altipiani dove oggi sorge Lilongwe, la
capitale dell'attuale Malawi, il grandissimo clan degli Achewa che, provenendo
dalle foreste equatoriali del Congo aveva occupato le terre più fertili del
paese e finiva spesso sotto il giogo della tratta degli schiavi...
C'era una volta un vastissimo insediamento di intere popolazioni: gli Angoni,
mandriani e guerrieri, provenienti dal sud dell'Africa, gli Alomwe fuggiti alla
feroce dominazione portoghese in Mozambico, gli Asena, gli Ayao... e tutti si
erano insediati sulle alture di Blantyre e nei distretti di Thyolo e Chiradzulu,
diventando salariati nelle piantagioni di thé e tabacco, contadini senza terra e
alla mercé della bontà o meno della stagione delle piogge.
La Pax Britannica assieme al potere coloniale aveva nel 1891 creato un nuovo
paese chiamato Nyasaland. Le sue terre erano state meta delle esplorazioni di
David Livingstone e di ondate successive di evangelizzatori che dal Sud Africa
avevano importato tutte le confessioni protestanti e la grande presenza della
chiesa Anglicana. I Cattolici vi erano poi arrivati per ultimi, nel 1901.
La storia politica del Malawi: la dominazione coloniale, la formazione della
federazione che nel 1953 univa il Nyasaland al'attuale Zimbabwe e Zambia, fino
all'indipendenza raggiunta nel 1964 e sfociata poi nei lunghissimi trent'anni di
dittatura sotto H. Kamuzu Banda, è ancora storia attuale.
Gli eventi, le oppressioni e la cultura hanno modellato la gente del Malawi in
un crogiuolo da cui sembrano incapaci a uscirne. Soprattutto la povertà, la
mancanza di certezze che permettano delle progettazioni a lunga distanza,
obbligano a vivere alla giornata. Un esempio per tutti: il Malawi, con la più
alta densità tra i paesi a sud del Sahara, stà diventando lentamente un deserto,
gli alberi vengono sistematicamente tagliati perchè rappresentano la sola fonte
di energia disponibile, ma difficilmente vengono ripiantati. "Chi può garantire
il mio domani?" si domanda spesso la gente demotivata.
C'era una volta, e come raccontano le storie tristi, c'è ancora nel cuore della
gente l'eco degli schiavisti, la frusta dei coloni e le prigioni del presidente
africano che dava in pasto ai coccodrilli gli oppositori al regime.
C'è ancora, e non andrà mai via, il senso di paura e di sottomissione e
accettazione passiva, fino a quando ci sarà lo spazio e il coraggio di un
tribunale di "Verità e Riconciliazione", come è stato per il Sud Africa del dopo
Apartheid o come si tenta di fare per il genocidio del Rwanda.
E questa lunghissima introduzione è una chiave di lettura anche per capire le
elezioni politiche che il Malawi "ha subito" il 20 Maggio2004.
La politica: un nemico da cui difendersi
Nel calendario del Malawi si allungano le feste che celebrano la liberazione.
Prima, con John Chilembwe, un conato di liberazione da un potere che portava il
Malawi alla prima guerra mondiale, poi la liberazione dal potere coloniale, poi
ancora il 14 giugno il Freedom Day , la festa
della liberazione dalla dittatura e il ritorno alla democrazia. Presto si dovrà
inventare una giornata per celebrare la liberazione dalla democrazia, almeno dal
sistema attuale in cui viene imposta.
La democrazia per una stagione aveva visitato il Malawi nel 1964, quando alcuni
partiti si erano contesi il voto di pochi cittadini coraggiosi che si erano
recati alle urne. Il Malawi Congress Party aveva vinto tutto e, nel 1971, H.
Kamuzu Banda era stato nominato presidente a vita e l'MCP
partito unico. Le elezioni erano continuate a scadenze precise e su lista unica
così come la censura assoluta e la totale mancanza di libertà di espressione
erano diventati un modello di vita. Solo nel 1993, dopo trenta lunghi anni il
multipartitismo era riapparso nel paese. Una lettera pastorale dei
vescovi cattolici era stata l'inizio del cambio politico. Improvvisamente erano
nati più di venti quotidiani in un paese che ne aveva solo uno totalmente
controllato dal regime. Le stazioni
radio, i comizi e le manifestazioni politiche erano la festa del Malawi.
Al potere era arrivato l'United Democratic Front (UDF), guidato da Bakili Muluzi,
un musulmano cresciuto nelle scuole cattoliche e un commerciante cheera stato
capace di sganciarsi dalla dittatura molti anni prima delle atrocità, che erano
culminate nell'uccisione di ministri e parlamentari.
Diverse iniziative avevano convinto la popolazione che la democrazia era la
strada giusta.
Nel giro di pochi anni erano stati messi in cantiere progetti molto
significativi: Poverty Alleviation, Free Education, Local Government
Administration e tanti piccoli e grandi programmi di sviluppo. Su tutti poi
prevaleva la grande libertà di espressione e il rispetto dei diritti umani.
La svolta negativa era però avvenuta nel 2002 quando Bakili Muluzi, già rieletto
non senza brogli elettorali nel 1999 per un secondo mandato, non si e' fermato
nemmeno davanti ai dettami della costituzione del Malawi che limita a due
mandati la presidenza del paese. Aveva comperato tutti,
compresa l'opposizione, per raggiungere i due terzi dei 193 parlamentari del
Malawi e riscrivere la costituzione. E i soldi non erano mancati. Il grande
fratello, colonnello Gheddafi aveva riversato nelle tasche del presidente tutto
quanto gli serviva. Un'intera catena di stazioni di benzina, Petroda,
aveva coperto tutto il territorio nazionale nel nome del libero mercato. E poi
soldi, davvero tanti. Dovevano servire all'islamizzazione del paese, e venivano
usati per la Bakilizzazione della politica. Un voto veniva pagato anche 40 mila
euro.
Alla fine però i conti non erano tornati e per soli tre voti il tentativo di
egemonia era stato ributtato a mare. La corruzione che nei primi anni di
democrazia sembrava sotto controllo, in modo particolare con l'istituzione dell'Anti-Corruption
Bureau, prendeva sempre più piede nel paese, culminando nello "scandalo del
grano". Ilgoverno aveva svenduto ai fedelissimi del partito UDF le scorte di
sicurezza delgrano, poi rivenduto a prezzi altissimi in un anno di siccità e di
raccolto andato a male. Alcune organizzazioni internazionali avevano accusato il
presidente di tentato genocidio. Bakili Muluzi, che dieci anni prima, all'inizio
della carriera politica, si vedeva ritornare dalla banca tutti i cheques che
firmava perché non coperti, ora possiede il paese. Da quando in particolare ha
imparato
a servirsi direttamente dalle casse dello stato, e' diventato uno dei presidenti
più ricchi dell'Africa. Possiede azioni in tutte le compagnie che sono presenti
nel paese; si è comperata la squadra di calcio dei BakiliBullets che è diventata
più famosa della nazionale; ha costruito uffici in cui ha sistemato la Malawi
Revenue Authority, l'ufficio governativo delle tasse, che deve pagargli
anticipatamente un affitto altissimo; ha privatizzato, spesso svendendo, quasi
tutte le compagnie statali, in questo sostenuto anche dal Fondo
MonetarioInternazionale, che nei paesi africani tanto da, quanto prende con gli
interessi...
Elezioni 2004: la grande svendita
A seguito di un tale malgoverno, la politica in Malawi, é diventata il rifugio
di avventurieri e il suo modello risponde alla domanda "Quanti soldi vali?".
Cinque sono stati i candidati alle elezioni politiche e presidenziale:Bingu Wa
Mutharika: il candidato del partito di governo UDF, John Tembo (Malawi Congress
Party - MCP), Justin Malewezi (INDEPENDENT),
Brown Mpinganjira (National Democratic Alliance – NDA, Gwanda Chakuamba (COALITION
- MGWIRIZANO).
La campagna elettorale, nei rapporti degli osservatori della Comunità Europea, è
stata manipolata dall'inizio alla fine. Da solo, trascinandosi dietro il suo
candidato, Bingu wa Mutharika, Bakili Muluzi ha organizzato una campagna degna
di un politico esperto nel condizionare la gente. Ha distribuito personalmente
soldi a tutti, dai bambini della scuola ai capi villaggio, ha promesso
all'esercito e alla polizia un passaggio di grado, ha usato e abusato i capi
villaggio tradizionali per comperarsi il voto della gente di villaggio. A sua
disposizione ha avuto tutta la struttura dello stato e
i mezzi di comunicazione nazionali.
La Commissione Elettorale, presieduta dal giudice James Kalaile si è mostrata
totalmente incapace di gestire il compito affidatole e ha dovuto cambiare anche
la data stessa delle elezioni. Dai loro calcoli circa sette milioni di persone
avrebbero dovuto recarsi alle urne. Un conto successivo, quando le schede
elettorali erano già state stampate in Inghilterra, il numero e' sceso a cinque
milioni. Infine chi ha votato sono stati tre milioni di Malawaiani, spesso
confusi e indecisi. Per conoscere i risultati ci sono volute giornate intere di
attesa creando una grave tensione, che è poi sfociata nella sparatoria in cui la
polizia di stato nella città di Blantyre ha ucciso sei persone, tra cui
Epiphania, una bambina di dieci anni.
Caratteristica particolare di queste elezioni è stata la presenza dei preti del
Malawi, cattolici, anglicani e protestanti a farsi carico del mantello del Buon
Pastore e del dono profetico della denuncia a difesa della giustizia.
Entrambi i Sinodi della Chiesa Presbiteriana e le diocesi anglicane del Malawi
hanno prese le distanze prima da Bakili Muluzi, mentre per la chiesa cattolica è
la gente stessa a iniziare novene di preghiera e a radunarsi attorno a centinaia
di incontri promossi dalla commissione per la Giustizia e Pace. L'emittente
Cattolica, Radio Maria del Malawi, ha dimostrando una vivacità inaspettata ed è
diventata un segnale importante di riflessione. I vari programmi di
coscientizzazione e lettura dei segni dei tempi fanno onore a una chiesa che da
cento anni è al servizio del Malawi e prende sempre più coscienza della propria
missione.
Il voto dei poveri
Mentre tutte le grandi città del Malawi hanno votato per un cambio politico,
sono stati i villaggi e la gente piu' semplice a ridare consistenza al partito
di governo. Pur accettando come veritieri i risultati presentati dalla
Commissione Elettorale, il nuovo presidente si trova a dover fare scelte
importanti, cosi' come il paese deve ripensare la democrazia che ha scelto.
Le elezioni parlamentari oltre a registrare un grandissimo calo nella
partecipazione alla politica hanno sottolineato come la gente ha richiesto un
cambio politico che non si e' concretizzato. L'UDF, il partito della presidenza
ha perso il 47.3 per cento dei suoi parlamentari mentre l'Aford con cui
si èpresentato alle elezioni ha perso il 79.3 per cento. Il voto ha invece
premiato i nuovi partiti della coalizione che assieme hanno ottenuto 34 seggi e
in modo particolare i 39 parlamentari che si sono presentati come indipendenti
perchè il partito aveva preferito a loro altri candidati. La loro vittoria
mostra chiaramente come la politica del partito di governo abbia perso il
contatto con la realtà del paese. L'opposizione ha ottenuto la maggioranza dei
seggi e da solo l'MCP, il partito di John Tembo ha 50 parlamentari e
praticamente tutto il centro del paese.
Le elezioni presidenziali del Malawi hanno dato la vittoria a Bingu wa Mutharika,
ma hanno anche creato dei problemi difficili da risolvere. Il primo è un
problema di rappresentatività. A livello regionale ha ottenuto il 53% dei voti
nel sud, il 23% nel centro e il 16% dei voti del nord. Praticamente il 65% dei
votanti ha detto di no all'attuale presidente, creando di fatto una situazione
in cui la minoranza è alla guida del paese. Il presidente non potrà rifarsi al
titolo di "padre della nazione" se non coscente di dover adottare troppi figli
che non lo hanno scelto e non gli appartengono. La situazione che si e' venuta a
creare di un presidente poco rappresentativo e di un parlamento di estrema
minoranza e' all'origine di tutte le mosse politiche che hanno interessato il
periodo post-elettorale. La mancanza di distinzioni e chiarezze nella
costituzione del Malawi, ha lasciato campo libero a coalizioni e alleanze. Prima
ancora che si aprisse una vera e propria campagna acquisti, il leader della
coalizione, Gwanda Chakwamba, con tutto il suo partito (RP) e' confluito nel
UDF, il partito del presidente. Cosi' e' stato per altri partiti piu' piccoli e
cosi' e' stato per un gran numero di candidati indipendenti. Senza un minimo di
ritegno verso gli elettori, anche chi piu' si era esposto a criticare il
governo, ora ne fa parte. Certamente pagati a caro prezzo, questi partiti e
parlamentari in continua emigrazione creano una distanza ulteriore con gli
elettori, prima imbrogliati e ora traditi.
Alla festa dell'inaugurazione del nuovo presidente, davanti a tanti capi di
stato dei paesi del sud dell'Africa, Bakili Muluzi non poteva nascondersi la
rabbia di trovarsi davanti uno stadio semivuoto. La gente tentava in questo modo
di dire il suo disappunto per tutto quanto era successo
dall'inizio della campagna elettorale fino alla presentazione di un nuovo
presidente troppo legato al passato.
Ancora una volta è prevalso il silenzio e la passività. Il bene comune è stato
totalmente sacrificato a interessi privati e la democrazia esperimenta la
difficoltà di sopravvivere. I nuovi parlamentari, subito dopo il giuramento
sulla costituzione, hanno studiato come triplicare i loro salari e gli
indipendenti sanno di essere diventati molto importanti.
Il nuovo presidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, per ora è il presidente dei
grandi proclami e delle grandi promesse. Ha chiesto un incontro con tutti i
leaders religiosi che hanno ripetuto la loro intransigenza verso un sistema
politico corrotto e inaccettabile. Ha incontrato tutti i capi villaggio che si
aspettano molti aiuti, come erano stati abituati dal governo precedente. Nel
discorso inaugurale ha scelto di portare la sua residenza a Lilongwe, la
capitale del paese e a comporre un governo con meno di venti ministri (in
precedenza erano 46), lotta totale alla corruzione e tante promesse di piani di
sviluppo.
La presa di distanze con la presidenza di Bakili Muluzi deve diventare visibile
e in tempi stretti. L'altissima incidenza dell'HIV/AIDS sulla popolazione, lo
scadimento del sistema scolastico, il parassitismo del sistema sociale sono solo
alcuni dei mali di cui soffre il paese. I paesi donatori e il
Fondo Monetario Internazionale promettono gli aiuti se un cambio diventerà
realtà. I 2.9 billioni di dollari di debito accumulati dal governo precedente
hanno distrutto l'economia del paese e il Malawi non potrà che accettare tutto
quanto gli venga offerto come rimedio. La loro voce, piu' che quella dei poveri
potrebbe convincere che un'inversione di marcia e' necessario.
(tratto da “Quaderni Radicali”, Anno 27 N. 87
settembre/ottobre 2004)
Carissimi amici e benefattori,
Vi spero tutti bene. Io sto bene, nonostante i tanti impegni.
Qui da noi in questo periodo la stagione è critica perché si avvicina il tempo
della fame. Vi allego, in calce a questa lettera, un articolo apparso sul Daily
Times del 29 giugno 2004 che ben descrive questa realtà.
In questo articolo si fa riferimento a un progetto governativo in una zona non
della diocesi di Mangochi, ma di quella di Lilongwe; comunque il problema è
diffuso e generalizzabile in tutto il Malawi e chi ha asili, scuole, orfani ,
centri di malnutrizione, centri per riabilitazione per ammalati di AIDS oppure
sieropositivi, seminari, ospedali, cronicari lebbrosari… da gestire e da fare
vivere, ha di che darsi da fare per pensare alle provviste da comperare adesso
per i prossimi, critici mesi!
Comunque noi facciamo semplicemente quel poco che possiamo... e quello che la
Divina Provvidenza ci permetterà di fare. Come diceva la Beata Madre Teresa di
Calcutta noi siamo come una matita nelle mani di Dio e quello che facciamo è
come una goccia nell'oceano ma senza quella goccia l'oceano sarebbe ancora più
vasto!!!
Monsignor Joseph Kimu
St. John the Baptist Major Seminary
Mangochi Diocese
P.O. Box 406
MANGOCHI
Malawi (C. Africa)
In Malawi più di un milione di bambini al di sotto dei 5 anni di età sono
malnutriti. Questo è quanto ha affermatoTheresa Banda, vicedirettrice dei
Servizi medici-clinici e responsabile dell’alimentazione all’interno del
Ministero della Sanità. Ha sostenuto questo lo scorso venerdì, a Lilongwe, nel
corso di un Seminario di Studio organizzato dalla commissione ad hoc [CTC], con
lo scopo di fare conoscere e sensibilizzare l’opinione pubblica su questo grave
problema e su questa attuale e preoccupante realtà del Malawi. La riunione si è
svolta a Lilongwe presso l’Institute of Management. Nello studio si è
evidenziato che 1.011.511 di bambini è affetto da grave e acuta sindrome di
malnutrizione. Nel paese, il Malawi, ci sono circa 2.023.000 di bambini al di
sotto dei 5 anni di età e costituiscono il 17 per cento della Popolazione
Nazionale. "La Malnutrizione è veramente un grosso problema in Malawi ed una è tra le prime
10 cause di mortalità infantile" ha affermato Theresa Banda. L’ emergenza
malnutrizione normalmente è più grave e problematica nei mesi che vanno da
Dicembre e Marzo, quando le famiglie sono molto occupate a lavorare nei campi
per la preparazione del terreno per la semina. Durante questa stagione è molto
difficile per le mamme riuscire ad andare al Centro di Riabilitazione e di
Malnutrizione. Quando vanno a questi centri per il programma di Riabilitazione
dei bambini colpiti da denutrizione è previsto che le mamme debbano rimanerci
per 30 giorni affinché possano seguire e prendersi cura dei loro bimbi affetti.
La signora T. Banda ha detto che persone sparse in ogni parte del mondo e
sensibili a questa grave situazione, nonché le Organizzazioni Internazionali,
grazie ai fondi dell’ Ufficio di Aiuto della Commissione Umanitaria Europea , in
collaborazione con il Ministero della Sanità, stanno portando avanti,a livello
Comunità di Base, un Programma di Nutrizione. Questo Progetto si sta realizzando
nella zona di Dowa e Nkhota-Kota per cercare di aiutare a frenare questo
endemico problema.
Vincent Langdon, vicedirettore nazionale in Malawi (of concern worldwide ) una
delle persone preoccupate ed interessate a questo problema a livello mondiale,
ha affermato che questo Progetto è effettivamente impegnativo e costoso. Per le
mamme è oneroso in quanto, essendo molto occupate in altri impegni domestici,
non possono contemporaneamente pensare a provvedere al trasporto all’ospedale
dei loro bambini malnutriti. Ha inoltre riferito che a Nambuma in Dowa è stato
fondata e istituita un’unità di produzione di uno speciale prodotto alimentare
specifico per bambini denutriti. Questo alimento, una speciale farina, è
conosciuta con il nome di “plumpy nut”, viene prodotta localmente in Malawi e
distribuita gratuitamente alle mamme interessate e coinvolte in questo
programma.
E’ domenica 23 agosto, assisto alla messa che padre Mario Pacifici celebra nella
bellissima e, come sempre, gremita chiesa di Balaka. La partecipazione alla
messa è qui molto sentita ed è anche occasione di ritrovo e di incontro (un po’
come succedeva da noi molti anni fa), alla fine della stessa molte persone
restano a parlare fuori della chiesa che così diventa anche il luogo dove fare
nuove conoscenze e sapere le novità della città. Va da sé che tutti si
presentano con l’abito “buono”, donne, uomini e bambini indistintamente ed è su
questo punto che voglio soffermarmi. Ormai questo è il quarto anno che vengo a
Balaka e se ritorno indietro con la mente a quattro anni fa non posso che
constatare il sensibile miglioramento di cui questa zona del Malawi ha
beneficiato. Quattro anni fa le persone in chiesa erano quasi tutte scalze,
poche erano vestite in modo accettabile e dopo un quarto d’ora dall’inizio della
celebrazione l’aria diventava irrespirabile. Oggi mi accorgo che le cose sono
cambiate. Pochissime le persone senza scarpe e vestite male, inoltre alla fine
della messa nessun cattivo odore impregna i miei vestiti. Mi domando se le
stesse considerazioni possono essere fatte più in generale o se sto solo
pensando alla punta di un iceberg.
In effetti non è così, i miglioramenti sono generali, il tenore di vita medio a
Balaka è veramente migliorato.
In questi quattro anni a Balaka sono sorte scuole, strutture sanitarie, attività
commerciali e la cooperativa “Andiamo” gestita da padre Mario Pacifici che
contava 250 dipendenti adesso ne conta 550. Questi sono segnali importanti.
Ancora, se prima a Balaka c’erano 2 cantieri aperti adesso se ne contano 30, se
prima in giro si vedeva una sola auto adesso se ne vedono dieci, se prima
circolavano dieci bici adesso ne circolano 100, se prima poche case erano
illuminate la sera adesso ne solo molte di più, se prima pochi avevano
l’allaccio dell’acqua in casa, adesso il numero degli allacci è di molto
cresciuto, comunque il numero di pozzi presenti in città è elevatissimo.
Mi domando: in tutto questo qual è e qual è stato il ruolo della nostra e delle
altre associazioni presenti a Balaka?
Credo un ruolo fondamentale. Le strutture sorte sono state infatti finanziate
per la quasi totalità da associazioni italiane (la nostra, Africa 3000 ed adesso
anche dalla comunità di S. Egidio che da quest’anno è diventata o.n.g. in Malawi).
Vedere che i soldi arrivati dall’Italia hanno prodotto un risultato finale è
fonte di grande gioia e di soddisfazione in un mondo che, a volte, ci fa
diffidare su tutto (missione Arcobaleno insegna). Il merito di tutto questo è
ovviamente da attribuire a tutti i missionari e missionarie presenti a Balaka
che ogni giorno tra mille difficoltà continuano a lottare per vedere realizzati
tutti i progetti.
E per quello che ho visto io non è un lavoro da poco.
Ma il merito è anche di tutte quelle persone che si sono fidate della nostra e
delle altre associazioni che operano a Balaka, donando i loro soldi senza mai
dubitare sul loro utilizzo.
Invero queste considerazioni si riferiscono ad una limitata zona del Malawi (la
città di Balaka), infatti non si può non constatare che appena ci si allontana
un po’ dal centro urbano e si entra nelle zone più remote dei villaggi, le cose
cambiano radicalmente.
La mia sensazione è quella di vivere in tre mondi diversi: il primo, il nostro,
fatto di sprechi e confort di ogni tipo, il secondo quello visto a Balaka, il
terzo, il più terribile, quello manifestatosi nei luoghi più interni dei
villaggi.
Ma di questo dirò un’altra volta.
Siamo ormai prossimi al traguardo delle 1500 adozioni e con molta fiducia nella
Provvidenza che opera attraverso il vostro cuore rilanciamo l’impegno per
raggiungere le 2000.
La gestione di un numero così alto di adozioni è diventata molto impegnativa per
cui chiediamo a tutti di scusarci se non sempre siamo in grado di soddisfare le
vostre legittime richieste di notizie dei bambini. Come sempre dobbiamo
ricordarci che i missionari e i loro collaboratori in Malawi operano in un
ambiente difficile, dove tutto presenta difficoltà notevoli.
Recentemente abbiamo inviato alcune foto della consegna delle biciclette
avvenuta all’inizio di quest’anno. Abbiamo anche inviato il certificato di fine
adozione per 20 adottati che per vari motivi non frequentano più la scuola. Tra
poco invieremo altre foto della consegna dei pacchi. Purtroppo tutto questo
materiale arriva con notevole ritardo e spesso notiamo che la data stampata
sulle foto non è aggiornata. Ci garantisce P.Gamba che le foto sono attuali ma
che purtroppo chi le fa ogni tanto non riesce a inserire la data corretta o
modifica quella reale. Pazienza!
Chiediamo a tutti di aiutarci a lavorare meglio comunicandoci le variazioni di
indirizzo e, cosa molto importante, di avvisarci se non intendete più mantenere
la vostra adozione. Potremo così affidarla a un’altra persona evitando che il
bambino resti senza aiuto. Grazie di tutto.
L’Associazione “Seconda Linea Missionaria” – Onlus aderisce al Progetto
“Ostia per l’Africa” il cui coordinamento giovanile si è costituito in
“Associazione” di cui è presidente don Franco De Donno. Il progetto prevede la
realizzazione di una scuola primaria nel villaggio di Matola, nella zona di
Balaka e le iniziative che saranno promosse dal coordinamento giovanile “Ostia
per l’Africa” sono tutte destinate a reperire i 125 mila euro necessari per la
realizzazione del progetto di cui l’Associazione “Seconda Linea Missionaria” è
referente. Il progetto è patrocinato dal Comune di Roma e, si spera possa
contribuire, così come da statuto, a sensibilizzare la realtà studentesca e
giovanile del Territorio lidense in modo da avvicinarla al continente africano,
tanto ricco di valori, di cultura e di risorse umane, ma tanto abbandonato a se
stesso.
Le iniziative, le finalità e tutto quanto concerne il progetto può essere
consultato in rete al sito www.ostiaperlafrica.it
per DONAZIONI: c/c postale n° 55306849
intestato a: ASLM-ONLUS OSTIA PER L'AFRICA
P.ZZA S.MONICA 1 00121 ROMA